Da quanto tempo “reunion” viene tradotto
con “risumazione”? Da un bel pezzo, oramai. Anni.
Dissotterrare cadaveri di musicisti morti sembra essere l’attività
preferita dell’industria discografica, in ambito metal e
non solo.
Nonostante questo l’affluenza non è scarsa, anche
se il pubblico è costituito quasi completamente da nostalgici;
altissima l’età media, quindi, per l’unica
prova italiana di un gruppo storico, che ha scritto uno dei capitoli
migliori della storia del metallo, ed adesso ricordati solamente
per interposta band. Aprono lo spettacolo in successione Dragonia
e Renegade, due ottime band italiane, giovani i primi, giovanissimi
i secondi, che si muovono su coordinate classiche con indirizzo
decisamente (anche troppo, a volte) Priestiano.
Fatta salva la non… ehm… eccessiva
originalità i brani proposti dai due gruppi sono validi
come struttura e come impatto; un po’ più aggressivo
ed epico il materiale dei Dragonia (molto buona la voce, magari
evitando i fastidiosissimi acuti), un po’ più vario
quello dei Renegade. Un succulento antipasto al piatto forte della
serata, condizionato magari un po’ troppo dall’adesione
agli standard dell’Heavy Metal classico. Ottimo lavoro,
palco tenuto con professionalità e carisma, ma la prossima
volta più personalità!
Entrino quindi i redivivi, rinnovati per tre
quarti (unico membro sopravvissuto agli anni il chitarrista Brian
Tatler) Diamond Head. Il timore della reunion truffa sfuma dopo
pochi brani; certo, c’è l’effetto nostalgia
(aprire il concerto accennando ‘Am I Evil?’ è
gesto estremamente ruffiano), ma la band è affiatata e
concreta ed il nuovo cantante, nonostante la pesante eredità
ha la voce e la presenza necessaria per non far rimpiangere il
suo più illustre predecessore. Passata la paura il pubblico
si lascia prendere dall’orgia di metallo primordiale con
scene di entusiasmo rare in una piazza freddina com’è
Firenze, dando il meglio, ovviamente, sui sette pezzi del White
Album ma dimostrando di conoscere ed amare anche gli ultimi lavori.
Il gruppo macina un pezzo d’opo l’altro tra l’ntusiasmo
crescente e regala ad una platea purtroppo priva di giovani un
concerto d’altri tempi, stupefacente ritorno per un gruppo
che ha avuto la sfortuna d’esordire con un disco talmente
bello da oscurare tutto quello prodotto successivamente e condannarli
ad un prematuro oblio, dal quale non li ha salvati neanche il
l’esser quelli che hanno insegnato a suonare ai Metallica.
Magari i Metallica di oggi si ricordassero chi gli ha insegnato
a suonare.
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